Brum. 2010

Genere Teatro per la prima infanzia.
Pubblico 2-5 anni.
Di Pietro Fenati
Con Pietro Fenati, Elvira Mascanzoni
Consulenza musicale Koro Izutegui
Regia Pietro Fenati.
Un particolare ringraziamento ai piccoli, Michele e Manuel.


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- Come? –
- Brum. –
- Cosa hai detto? –
- Brum. –
- Ah...brum...-
- A dir la verità, non ho capito bene cosa volesse dire... anzi, non ho capito un bel niente.
Sembra il rumore di una macchinina...brum brum brum...
- Eh?.... Niente, non mi guarda nemmeno.-
- Brum.-

Brum è una specie di parola, è un oggetto, è un colore, è una luce, insomma... è.
Brum è quella cosa che c’è prima della parola e che di essa ha già tutta la sostanza.
E allora, questa specie di parola, per capirla bisogna interpretarla, guardando al di là dell’abitudine.

Esiste un mondo del non detto, che per il bambino è il mondo del non visto, del non toccato, del non masticato, del non ancora scoperto.
Un mondo che comincia a due passi dalle braccia della mamma e si dispiega al di là del buio della notte. Che si dispiega quando, con la coda dell’occhio, il bambino guarda indietro, sorride e butta il cuore oltre l’ostacolo.

E’ in questi territori che si sviluppa il viaggio dello spettacolo, tra i colori delle emozioni e il cielo che piange e ride. Cose concrete da vedere, toccare, masticare, scoprire. Cose che fanno rumore, che fanno male, che prendono vita, che muoiono. Cose che raccontano una storia fatta di tante storie più piccole, curiose ed emozionanti.

A noi adulti tutto questo sembra un po’ strambo, e ci domandiamo: - ma che è? Ma stiamo sognando? -
Forse, ma un chiave di lettura c’è, (non è l’unica) e ce la dà Antoine de Saint’Exupery quando scrive: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.”

P.S: Brum vuol dire “ho sete”.